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Slitta la messa al bando del fertilizzante nel Nord Italia

Stop all’urea dal 2028: il bacino padano col fiato sospeso

Stop all’urea dal 2028: il bacino padano col fiato sospeso

Il rinvio è ufficiale, ma la preoccupazione resta alta. Grazie al pressing di Confagricoltura, il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha fissato al 1° gennaio 2028 il divieto di utilizzo dell'urea "tal quale" come fertilizzante di sintesi. Il provvedimento interesserà il cuore produttivo del Paese: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

Sanzioni e controlli: il ruolo di Regioni e ARPA

La norma nasce con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria nel bacino padano, riducendo le emissioni di ammoniaca. Tuttavia, il rigore applicativo è netto: il controllo spetterà alle Regioni e alle ARPA, con sanzioni amministrative pesanti per i trasgressori, che varieranno da 600 a 4.000 euro.

Il rebus delle alternative

Il Decreto propone un ventaglio di soluzioni sostitutive ad alta efficienza per ottimizzare i nutrienti e abbattere l'impatto ambientale:

  • Tecnologie chimiche: Urea con inibitori dell’ureasi, fertilizzanti a lento rilascio o a cessione controllata, solfato e nitrato di ammonio.

  • Soluzioni bio-organiche: Reflui zootecnici, compost, digestato, concimi organo-minerali e batteri azotofissatori.

  • Innovazione e bioeconomia: Biostimolanti a base di alghe, prodotti derivati e pacciamatura verde.

Il punto critico restano i costi. Confagricoltura sottolinea come il passaggio a queste alternative rischi di far lievitare i costi aziendali fino a livelli insostenibili, senza contare i dubbi sulla reale disponibilità di mercato e sull'efficacia agronomica rispetto alla concimazione tradizionale, fondamentale per colture idro-esigenti e "affamate" di azoto come il mais.

Incentivi: promesse lontane e zero risorse fresche

Sebbene il Decreto accenni a futuri criteri per incentivare i fertilizzanti alternativi, la nota dolente riguarda la copertura finanziaria. Il testo specifica chiaramente che “non ci saranno oneri a carico della finanza pubblica”.

Le risorse dovrebbero essere attinte dalla PAC post-2027: questo significa che non ci sarà nuovo denaro per le imprese, ma solo una redistribuzione di fondi già esistenti.

Un rischio per la filiera e la sovranità alimentare

Il provvedimento colpisce duramente le grandi aziende strutturate della Pianura Padana, motore agricolo d'Italia. A rischio non c'è solo la tenuta economica delle singole imprese, ma la produttività dell'intera filiera agroalimentare, con possibili ricadute sull'occupazione e sulla sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.

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