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Slitta la messa al bando del fertilizzante nel Nord Italia
05.02.2026 - 23:59
Il rinvio è ufficiale, ma la preoccupazione resta alta. Grazie al pressing di Confagricoltura, il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha fissato al 1° gennaio 2028 il divieto di utilizzo dell'urea "tal quale" come fertilizzante di sintesi. Il provvedimento interesserà il cuore produttivo del Paese: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.
La norma nasce con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria nel bacino padano, riducendo le emissioni di ammoniaca. Tuttavia, il rigore applicativo è netto: il controllo spetterà alle Regioni e alle ARPA, con sanzioni amministrative pesanti per i trasgressori, che varieranno da 600 a 4.000 euro.
Il Decreto propone un ventaglio di soluzioni sostitutive ad alta efficienza per ottimizzare i nutrienti e abbattere l'impatto ambientale:
Tecnologie chimiche: Urea con inibitori dell’ureasi, fertilizzanti a lento rilascio o a cessione controllata, solfato e nitrato di ammonio.
Soluzioni bio-organiche: Reflui zootecnici, compost, digestato, concimi organo-minerali e batteri azotofissatori.
Innovazione e bioeconomia: Biostimolanti a base di alghe, prodotti derivati e pacciamatura verde.
Il punto critico restano i costi. Confagricoltura sottolinea come il passaggio a queste alternative rischi di far lievitare i costi aziendali fino a livelli insostenibili, senza contare i dubbi sulla reale disponibilità di mercato e sull'efficacia agronomica rispetto alla concimazione tradizionale, fondamentale per colture idro-esigenti e "affamate" di azoto come il mais.
Sebbene il Decreto accenni a futuri criteri per incentivare i fertilizzanti alternativi, la nota dolente riguarda la copertura finanziaria. Il testo specifica chiaramente che “non ci saranno oneri a carico della finanza pubblica”.
Le risorse dovrebbero essere attinte dalla PAC post-2027: questo significa che non ci sarà nuovo denaro per le imprese, ma solo una redistribuzione di fondi già esistenti.
Il provvedimento colpisce duramente le grandi aziende strutturate della Pianura Padana, motore agricolo d'Italia. A rischio non c'è solo la tenuta economica delle singole imprese, ma la produttività dell'intera filiera agroalimentare, con possibili ricadute sull'occupazione e sulla sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.
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