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Il censimento 2025 conferma la crescita del settore con 1,7 milioni di alveari. Dal 2026 scatta la "Direttiva Breakfast": obbligatorio indicare percentuali e origini dei mieli
05.02.2026 - 23:28
L’Anagrafe apistica nazionale taglia il traguardo del decimo anno di attività, restituendo la fotografia di un settore in salute e sempre più regolamentato.«In Italia, chiunque possieda anche un solo alveare ha l’obbligo di denunciarlo», spiega Raffaele Cirone, presidente della FAI (Federazione Apicoltori Italiani) e delegato presso Apimondia. Un rigore burocratico che, secondo Cirone, posiziona il nostro Paese all'avanguardia in Europa per capacità di monitoraggio e tracciabilità.
I dati del rilevamento 2025 confermano un trend di crescita costante. Ad oggi si contano 77.449 apicoltori, suddivisi tra:
Oltre 56.000 hobbisti (produzione per autoconsumo);
Più di 21.000 professionisti della filiera.
Con oltre 1,7 milioni di alveari registrati, l'Italia consolida il suo ruolo di protagonista nel panorama europeo. A livello regionale, la distribuzione delle colonie vede primeggiare il Piemonte (9,52%), seguito a breve distanza da Calabria (8,98%) e Sicilia (8,18%).
Oltre ai numeri, l'attenzione si sposta sulla qualità biologica. Nonostante le sfide climatiche e ambientali, l’ape italiana dimostra una straordinaria resilienza grazie a un patrimonio genetico rustico e adattabile.
Sul piano legislativo, Cirone rivendica il ruolo guida dell'Italia nella tutela del prodotto: fu proprio una battaglia italiana a imporre per prima l’obbligo di indicare l’origine del miele in etichetta per tutti i prodotti UE. «Prevalse la nostra linea», ricorda il presidente, sottolineando l'importanza di difendere l'identità del miele locale.
La vera svolta per i consumatori scatterà il 14 giugno 2026. La nuova "Direttiva Breakfast" imporrà un ulteriore salto di qualità nella trasparenza: le etichette non dovranno più limitarsi a indicare i Paesi d’origine, ma dovranno specificare le percentuali esatte dei mieli utilizzati nelle miscele.
«Si tratta di un provvedimento attesissimo», commenta Cirone su la Repubblica. «In un mercato dove oltre il 60% del consumo europeo dipende dalle importazioni, questa misura è fondamentale per contrastare le frodi e tutelare chi produce con onestà».
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