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Allarme rosso per le stalle lombarde

Crisi del latte, l’affondo di Confagricoltura: «Situazione drammatica, servono misure urgenti contro le speculazioni»

Vacche da latte

Boselli, per il futuro dell'allevamento una filiera più coesa e resiliente

«La situazione del comparto lattiero-caseario si sta facendo ogni giorno più drammatica». Non usa mezzi termini Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia, per descrivere lo scenario critico che stanno affrontando gli allevatori italiani e, in particolare, quelli della nostra regione.

In una recente audizione presso l'VIII Commissione Agricoltura di Regione Lombardia, Confagricoltura ha portato il grido d'aiuto delle stalle ai massimi livelli politici, evidenziando un quadro fatto di prezzi in picchiata e manovre speculative spregiudicate.

Il focus della crisi riguarda i meccanismi di pagamento. L'accordo (non scritto) siglato a dicembre presso il Masaf, che prevedeva un prezzo medio di 53 centesimi, si sta trasformando in una trappola. Molte industrie di trasformazione stanno infatti disdettando i contratti in essere per approvvigionarsi sul mercato "spot", dove il latte viene pagato tra i 15 e i 20 centesimi, contro i 52 pattuiti.

 «Siamo di fronte a oscillazioni mai viste: in poco tempo siamo passati da quotazioni vicine ai 70 centesimi a prezzi di 45 centesimi, con un crollo del 25%», sottolinea la sezione latte.

Con la fine di marzo cesserà anche la minima protezione garantita dall'accordo del Ministero. Le prospettive per aprile sono definite "drammatiche". Mentre i costi di produzione restano alti, i prezzi al consumo non seguono la discesa di quelli alla stalla, frenando la ripresa dei consumi e alimentando il rischio di una sovrapproduzione di formaggi nei prossimi mesi.

Per arginare il declino, Confagricoltura Lombardia ha delineato una strategia d'emergenza basata su due direttrici:

  1. Emergenza immediata: Ridurre la disponibilità di latte sul mercato attraverso incentivi alla macellazione di vacche a fine carriera, sostegno alla cessazione di attività marginali o riduzione dei mangimi. Per fare questo, servono risorse fresche e urgenti.
  2. Pianificazione a medio termine: Attivare un dialogo serrato tra produzione e trasformazione (latte alimentare e DOP) e chiedere l'intervento dell'Europa per finanziare il contenimento della produzione, come già avvenuto in passato.

A pesare sul mercato italiano è anche l'eccesso produttivo proveniente dal Nord Europa, che arriva sui nostri scaffali a prezzi stracciati sotto forma di latte tal quale o semilavorati. «Il problema deve essere affrontato a livello europeo – conclude Boselli – e per questo chiediamo un forte intervento politico nazionale per tutelare le nostre eccellenze e la sopravvivenza delle nostre aziende».

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