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Tra export record e ostacoli normativi, Massimo Mattavelli traccia la rotta di un comparto vitale che chiede meno burocrazia e più supporto istituzionale
05.02.2026 - 23:06
Il florovivaismo è un’agricoltura "sui generis": non mette cibo in tavola, ma è una colonna portante dell’economia e del tessuto sociale italiano. Con distretti d’eccellenza in Toscana, Lombardia e Liguria, il settore ha saputo evolversi, affiancando alla produzione agricola servizi ad alto valore aggiunto come la progettazione paesaggistica e la manutenzione del verde urbano.
Il valore del comparto in Italia ha toccato quota 3,25 miliardi di euro, con la Lombardia che contribuisce per 400 milioni. Secondo Massimo Mattavelli, presidente della sezione florovivaisti di Confagricoltura Lombardia, la regione si divide in due grandi anime:
Il Sud (Cremona, Crema, Mantova): specializzato in piante a foglia caduca.
Il Nord (Milano, Varese, Como): polo d'eccellenza per serre, piante da appartamento e produzioni di nicchia.
«Negli ultimi due anni l'export è cresciuto del 30%», spiega Mattavelli.«La nostra qualità supera quella di giganti come Olanda e Danimarca, ma soffriamo la mancanza di una struttura organizzativa e commerciale altrettanto solida».
Nonostante il 60% della produzione sia destinato all’estero, il settore avverte la pressione della concorrenza orientale. Per mantenere il primato, Mattavelli invoca un intervento legislativo deciso:
Nuovo Quadro Normativo: Una legge sul florovivaismo che permetta alle aziende di competere nel settore forestale (oggi limitato al pubblico) e che favorisca l'aggregazione di filiera.
Semplificazione dei CAM: I "Codici Ambientali Minimi" e la gestione dei rifiuti (scarti verdi o sottoprodotti?) generano incertezze che frenano le imprese.
Il nodo Formazione: La spinta verso la digitalizzazione (uso di tablet e reportistica digitale sul campo) si scontra con una manodopera spesso extracomunitaria e poco qualificata, difficile da formare in tempi brevi.
Un punto critico riguarda la gestione del verde pubblico. Mattavelli segnala come i bandi comunali, emessi solo poche volte l'anno, siano incompatibili con l'urgenza di interventi biologici come gli sfalci. Anche la gestione degli alberi monumentali appare imbrigliata in norme anacronistiche, come la turnazione forzata delle imprese, che ignora la continuità necessaria per la cura di esemplari storici.
In conclusione, il florovivaismo italiano è un settore in salute e con ampi margini di crescita, ma per non appassire sotto i colpi della burocrazia necessita di un "concime" normativo moderno e di un supporto istituzionale che ne valorizzi la professionalità internazionale.
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